Benché
non sia il fiume a rientrare
ma il passo
che a stento torna
nelle stanze del vuoto,
ho ascoltato,
le voci dissipate dal tempo
sui binari,
di un attesa fuggita via
nell’affanno
di inseguire, uno sguardo, una mano,
nella nebbia
del mio respiro sul vetro dei domani
voli, di silenzio scivolano
dagli occhi, e
– mentre autunno edifica –
in questo mio buio
ho pianto.
Una poesia delicata come una ragnatela sotto la pioggia, ma perfetta nella sua scorrevolezza. Si percepisce la musica dell’anima del poeta, in sottofondo, una nenia dolce, malinconica, di chi sa aspettare ed ascoltare gli eventi, di chi sa cosa significhi perdere l’amore. Un cuore grande ha disegnato questa poesia. Bravo Nunzio.
E sono lacrime che inondano il cuore in questi tuoi versi così sofferti e sentiti. Caro Nunzio, sai sempre emozionare e coinvolgere con la tua infinita sensibilità poetica.
Lacrime sommesse d’amore…
Ciao Nunzio, la tua poesia mi ha molto colpito perchè la sento davvero vicina… e le parole che usi rispecchiano molto la mia anima. sono una poetessa anche io e se ne hai voglia vai a visitare il mio sito… http://www.lacrimediluna.it e lasciami un commento..ne sarei felice un saluto Sara Teodori
Le voci sui binari evocano un’immagine che fugge in eterno e ell’infinito eppure lasciano una traccia sempre presente, immanente e profonda come il dolore di chi guarda il futuro attraverso un vetro. Sul quel vetro, trasparente ma presente, tanto presente e concreto che fa materializzare il vapore del respiro, della propria presenza. Anche il dolore si materializza nelle lacrime. Splendida questa poesia giocata sulle tracce delle assenze che sono più presenti delle assenze.
Devo rileggerla per cogliere a pieno l’atmosfera sospesa ela ricercatezza delle immagini, ma e’ davvero bella. Il fiume e “l’autunno che edifica”…sorprendenti echi di natura per il tuo stato d’animo intenso. Bellissima anche l’immagine,che parla del tuo animo delicato e singolare. Spero di rileggerti presto.