PER UN PAIO DI SCARPE (e non solo)

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    Jean Jacques era disteso sul materassino da campeggio ereditato dal vecchio Gabin nella sua baracca lungo il fiume ed aspettava: cosa aspettasse, in realtà, neanche lui lo sapeva, ma non aveva perso ancora la speranza di poterlo fare. Non aveva alcun progetto preciso per la sua vita da quando aveva fatto il gran salto, lasciando il lavoro ed abbracciando l’esistenza da vagabondo, passando da paladino del denaro alla sua completa rinuncia e dopo anni di vita insulsa e vuota, così, di punto in bianco, era sparito, aveva abbandonato tutto per trasferirsi sulle rive del Rodano, nascosto tra altri vagabondi come lui per fuggire ai tentativi della sua famiglia di farlo rinsavire, come dicevano loro.

    La frenesia della sua vita precedente era come una falciatrice che non guarda in faccia a niente e a nessuno, dritta per la sua strada e lui era giunto al punto di non poterne più: anche se, abituato com’era a ristoranti chic, a cibi raffinati e vini d’annata, adesso avrebbe dato l’anima per un bel piatto di petti di pollo col purè. Erano giorni che non mangiava e cominciava ad avere delle visioni mistico culinarie, (perfino arrosti di tacchino con l’aureola con le zampe al cielo!), quando sentì la porta cigolare e uno spiraglio di luce del mattino penetrò all’interno abbagliando i suoi occhi ormai abituati alla penombra. Non riuscì a mettere a fuoco l’immagine che gli appariva davanti se non dopo alcuni minuti, quando era già troppo tardi per reagire: l’ombra l’aveva già assalito, cercando di colpirlo con un coltello da cucina tra l’altro neanche troppo affilato. J.J. non si aspettava un simile attacco, non possedeva nessun oggetto degno di rapina, se non i vestiti sporchi e logori che indossava: chi poteva essere quell’energumeno che ora lo sovrastava, tenendolo schiacciato al suolo con il suo ginocchio destro? All’apparenza poteva essere solo un vagabondo come lui, portato alla disperazione dalla fame o da una crisi d’astinenza, ma chi lo sa, tutto era possibile ai margini della città. Non aveva nemmeno la forza di reagire e quindi si abbandonò al suo aggressore senza lottare: in fondo, cos’altro avrebbe potuto fare? L’uomo sopra di lui puzzava di cognac da sottomarca, i suoi abiti n’erano impregnati, gli occhi rossi senza alcun’espressione che lo stavano fissando non contenevano barlumi di pietà: si guardarono in silenzio per qualche attimo, l’uno ansimando, l’altro quasi non respirando. Vide la mano col coltello abbassarsi verso il suo petto e subito dopo il buio.

    L’altro vagabondo attese qualche minuto prima di alzarsi, si accertò che il corpo sotto di lui fosse privo di vita, poi gli tolse le scarpe e le cambiò con le sue. Si alzò con fatica e uscì dalla baracca per avvicinarsi al greto del fiume e lanciarvi l’arma insanguinata. Fuori, nascosta dietro ad un rottame di una barca abbandonata da chissà quanto tempo, una donna bionda dall’aria molto elegante attendeva con premura il ritorno dell’assassino, il quale si avvicinò per ricevere la sua ricompensa. Era riuscita a rintracciarlo quel pazzo furioso di suo fratello! Adesso che il loro padre era passato a miglior vita, nessun ostacolo era rimasto tra lei e il vasto patrimonio di famiglia: finalmente! Lasciò il sicario intento a guardare incredulo le banconote che quella stramba donna gli aveva elargito e s’incamminò sorridente lungo la “promenade”.

    5 Commenti

    1. Visto. Non ho commentato per mancanza di tempo, sono in un periodo di lavoro un pò pesante, ma lo farò. Per quel che riguarda il tema, anche la mancanza d’amore credo sia parte di esso! Grazie:-))

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