Arciere

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    E l’Amore mi prese come un arciere con arco saettante
    come una preda  danzante nell’ingenuità dell’attimo fuggente.
    Mi colse fanciulla, tra le membra d’incanto.
    Giunse tra gli sterpi e le rose, tra le spine e le stelle,
    fu aquila rapace e gentil verdone.
    Mi rapì lo sguardo aquilone di nube e gioco di sole.
    Ed arrivò freccia che affondò lenta,
    nel cuore morbido
    di lattea età.
    Dolce strazio, amabil tentazione.
    E poi l’Amore volò altrove, e pagai il dazio  della libertà.
    Si ruppe del filo l’aquilone,
    e del senno la ragione,
    e l’arciere mi uccise,
    solo a metà.
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    12 Commenti

    1. Parte ricordandomi R. Tagore, e poi diventa come una fiaba.

      Ma quanta verità in questi versi:

      “Si ruppe del filo l’aquilone,

      e del senno la ragione,

      e l’arciere mi uccise,

      solo a metà.”

      :)*

      Ars

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